

29. Gli effetti rivoluzionari delle innovazioni tecnologiche.

Da: D. S. Landes, Prometeo liberato, Einaudi, Torino, 1978.

Uno dei principali fattori determinanti la rivoluzione industriale
furono le innovazioni tecnologiche. Ad esse infatti sono collegate
le pi significative trasformazioni del sistema economico, sia nei
processi produttivi che nei rapporti sociali: nuove forme di
organizzazione industriale; concentrazione delle attivit
lavorative negli stabilimenti e nelle fabbriche; netta distinzione
di ruoli tra imprenditore e operaio, non pi proprietario dei
mezzi di produzione; specializzazione delle funzioni produttive.
Ma l'aspetto pi sensazionale dell'avanzata della tecnica, quello
che contribuisce a giustificare l'uso stesso dell'espressione
rivoluzione industriale, consiste nel fatto che essa, come
afferma nel seguente passo lo storico statunitense David Saul
Landes, fu cumulativa e autopropulsiva: diversamente da quanto
era avvenuto nei secoli passati, quando pure si erano verificati
miglioramenti tecnologici, il progresso non si arrest, i
cambiamenti generarono cambiamenti, innescando una specie di
reazione a catena che coinvolse tutti gli aspetti della vita
economica.


La Rivoluzione industriale ebbe inizio nel secolo diciottesimo in
Inghilterra, donde si diffuse con differenti modalit nei paesi
del continente europeo e in alcune regioni d'oltreoceano, per
trasformare, nell'arco di circa due generazioni, la vita dell'uomo
occidentale, la natura della societ in cui egli viveva e il suo
rapporto con gli altri popoli del mondo.
Al centro della Rivoluzione industriale vi fu una serie di
cambiamenti tecnologici interdipendenti. I progressi materiali
interessarono tre aree: 1) i congegni meccanici sostituirono
l'abilit dell'uomo; 2) l'energia inanimata, in particolare il
vapore, prese il posto della fatica di uomini e animali; 3) ci fu
un netto miglioramento nei metodi di estrazione e di lavorazione
delle materie prime, in particolare in quelle industrie che oggi
definiamo metallurgiche e chimiche.
In concomitanza con questi cambiamenti nelle attrezzature e nei
processi produttivi, si realizzarono nuove forme di organizzazione
industriale. Le dimensioni dell'unit produttiva crebbero: le
macchine e l'energia richiesero la concentrazione della
manifattura, e la bottega, il laboratorio casalingo cedettero il
posto allo stabilimento e alla fabbrica. Al tempo stesso, la
fabbrica fu qualcosa di pi che una pi grande unit lavorativa.
Fu un sistema di produzione, basato su due nuovi protagonisti del
processo produttivo, ognuno con le sue precise funzioni e
responsabilit: l'imprenditore, che non soltanto assume le
maestranze e vende il prodotto finito, ma offre le strutture
tecniche e ne sorveglia l'uso; e l'operaio, non pi possessore dei
mezzi di produzione, bens ridotto al rango di manodopera:
sottoposto a sorveglianza e disciplina in cambio del salario che
gli viene corrisposto.
Beninteso la disciplina non era del tutto una novit. Determinati
tipi di lavoro - ad esempio le grandi opere di costruzione -
avevano sempre richiesto la direzione e il coordinamento degli
sforzi di parecchie persone; e molto tempo prima della Rivoluzione
industriale esistevano numerosi grandi opifici o manifatture nei
quali il tradizionale lavoro non meccanizzato si svolgeva sotto
sorveglianza. Tuttavia la disciplina in tali luoghi era
relativamente elastica (non c' caposquadra pi assillante del
continuo clic-clac della macchina); e cos com'era, non
interessava che una piccola parte della popolazione industriale.
La disciplina di fabbrica fu un'altra cosa. Essa richiese, e
infine cre, nuovi tipi di operai, sottoposti all'inesorabile
tirannia dell'orologio. Essa inoltre racchiudeva in s i germi di
un nuovo progresso tecnologico, poich controllare il lavoro
significa poterlo razionalizzare. Fin dall'inizio la
specializzazione delle funzioni produttive si spinse nella
fabbrica ben oltre i limiti raggiunti nelle botteghe e nei
laboratori a domicilio; e al tempo stesso, le difficolt di
utilizzazione di uomini e materiali in uno spazio limitato
imposero miglioramenti nella planimetria e nell'organizzazione
della fabbrica. Una catena diretta di innovazioni conduce dai
primi sforzi, intesi a regolare il processo della manifattura in
modo che la materia prima discendesse nello stabilimento via via
che veniva lavorata, fino alle linee di montaggio e al nastro
trasportatore dei giorni nostri.
Tra tutti i diversi aspetti del progresso tecnologico l'elemento
comune  l'unit del movimento stesso: i cambiamenti generarono
cambiamenti. Anzitutto molti progressi divennero realizzabili solo
in seguito a progressi in campi collegati. La macchina a vapore 
un esempio classico di questa interconnessione; fu impossibile
produrre un efficiente motore a condensazione sino a quando
migliori metodi di lavorazione dei metalli non permisero di
costruire cilindri accuratamente calibrati. In secondo luogo, gli
incrementi di produttivit e di produzione consentiti da una
determinata innovazione non potevano non ripercuotersi sulle
attivit industriali collegate. La domanda di carbone fece
scendere gli scavi delle miniere sempre pi in basso, finch non
divenne grave il pericolo delle infiltrazioni d'acqua; la risposta
fu la creazione di una pompa pi efficiente, la macchina a vapore
atmosferica. L'offerta di carbone a basso costo fu come un dono
del cielo per una siderurgia asfittica per la carenza di
combustibile.
L'invenzione e la diffusione delle macchine nella manifattura
tessile e in altre industrie crearono un nuovo fabbisogno di
energia, quindi di carbone e di motori a vapore; e tanto questi
motori quanto le macchine avevano un vorace appetito di ferro, ci
che richiedeva altro carbone ed altra energia. Il vapore poi rese
possibile la citt-fabbrica, che assorbiva inaudite quantit di
ferro (quindi di carbone) nei suoi stabilimenti a pi piani e nei
suoi sistemi di approvvigionamento idrico e di scarico dei
rifiuti.
La lavorazione del flusso crescente dei manufatti richiese grandi
quantit di sostanze chimiche: alcali, acidi e coloranti, la cui
produzione consumava montagne di combustibile. Tutti questi
prodotti - siderurgici, tessili, chimici - dipendevano dal
trasporto delle merci su larga scala, per via di mare e di terra,
dalle fonti della materia prima alle fabbriche e nuovamente da
queste ai mercati vicini e lontani. L'opportunit che venne cos
ad aprirsi, insieme con le potenzialit della nuova tecnologia,
diede origine alla ferrovia e al battello a vapore, i quali
naturalmente incrementarono la domanda di ferro e di combustibili
allargando nel contempo gli sbocchi di mercato per i prodotti
delle fabbriche. E cos via, in cerchi sempre pi ampi.
In questo senso la Rivoluzione industriale segn una svolta
decisiva nella storia. Prima di essa, i progressi del commercio e
dell'industria, per quanto soddisfacenti o imponenti, erano stati
sostanzialmente superficiali: pi ricchezza, pi merci, citt
fiorenti, mercanti ricchissimi. Il mondo aveva conosciuto altri
periodi di prosperit industriale - ad esempio in Italia e nelle
Fiandre nel Medioevo -, ma ogni volta il fronte del progresso
economico era infine indietreggiato; mancando cambiamenti
qualitativi, non essendo migliorata la produttivit di base
dell'economia, nulla garantiva che i puri e semplici progressi
quantitativi si consolidassero. La Rivoluzione industriale,
invece, inaugur un'avanzata cumulativa e autopropulsiva della
tecnica, le cui ripercussioni dovevano avvertirsi in tutti gli
aspetti della vita economica.
